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Teatro Labrys presenta MORRA

Inviato da Staff Ven, 13/02/2009 - 19:54
15/02/2009 21:00
Evento: 
Spettacoli
Provincia: 
Cosenza (Prov.)
Città: 
Cassano Ionio

La grande tradizione della Commedia dell’Arte viene rivisitata da un contemporaneo Pulcinella che si ritrova a monologare con il pubblico “di quei tre o quattro fatti che conosce”.

Fatti che tutti in fondo conosciamo,“perché le voci girano, perché l’abbiamo letto sui giornali”. I fatti sono quelli della cronaca legata alle vicende camorristiche degli ultimi anni, quelle che Roberto Saviano ha coraggiosamente portato alla luce nei suoi scritti. In particolare uno: la storia di Ernesto, giovane lavoratore di Scampìa (il famoso quartiere dormitorio
delle vele di Napoli), “ucciso per mano della camorra, ma che con la camorra non c’aveva niente a che fare”. Il contenuto dell’atto unico è tragico per i fatti reali citati: migliaia di morti ammazzati dal 1979 a oggi in una guerra non riconosciuta e tuttavia palese. Ma è anche comico perché nell’interpretazione teatrale l’attore, pienamente immerso nella sua parte di “maschera”, il pauroso ma chiacchierone Pulcinella, fra salti, giochi di parole e coinvolgimenti dialettici, diverte, seppur amaramente: con l’ausilio delle tante maschere che via via calza si trasforma di volta in volta nei guappi, nelle vittime, nei latitanti, nei boss. Personaggi che hanno nomi e cognomi reali: Ernesto e sua moglie Rosalia, da una parte, i membri della famiglia Di Lauro, ma anche Raffaele Cutolo, dall’altra. Ogni riferimento a persone o fatti realmente esistiti è puramente necessario. In scena una batteria, a scandire la vita delle parole, e tre valigie, anch’esse in continua metamorfosi a rappresentare quartieri, nascondigli, capezzali, e le famose Vele di Scampìa…

NOTE DI DRAMMATURGIA E REGIA

“Morra” è l’amara, ironica risata su un pezzo d’Italia in cui si nasce e si muore a ritmi elevatissimi se confrontati con gran parte del resto del paese. La violenza che da anni accompagna l’animo poetico di Napoli, facendone un teatro di guerra, è divenuta abitudine, luogo comune e per questo è normale, o meglio, si giustifica. La storia di Ernesto e Natalia, due delle tante vittime inconsapevoli della camorra, raccontata dall’irriverente e scanzonato Pulcinella, si dispiega attraverso divagazioni tipiche di una napoletanità, quella
cantata nelle canzoni, che “è una fantasia per gli stranieri”. Il lavoro drammaturgico che ha contraddistinto il testo è incentrato sull’attualizzazione di alcune poesie della tradizione partenopea - versi di Michele Galdieri, Pasquale Ruocco, Salvatore Di Giacomo, Eduardo De Filippo, oltre che sulla rielaborazione delle cronache che hanno visto Napoli protagonista in questi ultimi anni. Cronache che vengono portate in scena senza intenzioni moralistiche, ma per raccontarne lucidamente e spassionatamente il paradosso: a Napoli, patria della camorra, oltre che di pallottole si continua a morire di fame, mentre i soldi ricavati dai giri di droga, prostituzione e malavita vengono reinvestiti in tutt’altra parte del mondo.

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

“Morra, di Teatro Labrys, una giovane realtà di Frosinone, attenta ai problemi del contemporaneo, è uno spettacolo che senza aver nulla a che fare con la rosa di storie composte da Saviano, affronta il problema della camorra attraverso la Commedia dell’Arte. Non dunque una semplificazione della forma letteraria, ma il rilancio in una struttura ancora più complessa, quella della maschera, ossia dello strumento fondante del teatro e dell’archetipo tragico.” Gian Maria Tosatti – La Differenza “Morra” è così un grande monologo interpretato con efficace bravura da Capaldo che, come in un lucido, sarcastico e realista racconto di cronaca nera, illustra questa terribile situazione napoletana dove tutto appare insensato e logico allo stesso tempo.” Sergio Gilles La cavalla – Avanti!

“La rabbia documentata e lucida di Saviano si traforma anche per la bravura di Capaldo diretto da Fabrizio Di Stante in viscerale sghignazzo, tammurriata nera”. Nico Garrone – La Repubblica “Uno spettacolo crudo e beffardo recitato in un napoletano super comprensibile”. Corriere della sera “Uno spettacolo dall’allestimento semplice ma dalle parole pesanti”. Epolis – Milano “[...] Capaldo è più che bravo nel costume bianco, nel dialogare con la sua stessa maschera tenuta a distanza, sdoppiato nelle marionetta di un altro Pulcinella, o, ancora, con gli occhiali scuri e un microfono in mano alle prese col boss Raffaele Tutolo [...], l’attore di origine napoletana possiede e padroneggia tutti i mezzi della grande tradizione della Commedia dell’Arte, e la rivisita con sensibilità contemporanea [...] Il grottesco “segreto” di Pulcinella, novella guida in un tragicomico viaggio nel ventre più nero della sua città, si conclude con una straordinaria sequenza in cui l’attore, posizionando la maschera sul capo, frontale al pubblico, impersona la morte con voce ghignante. E ne fa un oggetto drammaturgico di grande forza e verità”. Giuseppe Distefano – Estra “Costruire uno spettacolo apparentemente semplice, ma capace di avvincere e suscitare tante riflessioni, è esattamente la pratica misteriosa che il Teatro esige da circa 2500 anni. Questo “Morra” di Capaldo e Di Stante (Teatro Labrys) è un’operazione così intelligente da sbalordire. Teatro puro [...] non c’è dubbio che sia l’ultimo Pulcinella scaturito dalla contemporaneità, la reatura amara e irriverente che si muove sotto i nostri occhi [...] l’attore è entrato così bene nella parte, forte di una esperienza sui moduli della Commedia dell’Arte acquisiti in profondità, che ci si dimentica di avere a che fare con un personaggio antico”. Daniela Pandolfi – Dramma.it ”[...] questa improvvisata guida turistica ci introduce la Napoli nascosta, la città colpevolmente dimenticata, inscenando un dialogo senza barriere con il pubblico, battente al ritmo di percussioni e serrato, veloce nella musicalità di una lingua – quella partenopea - che è poesia, modulata perfettamente nelle cellule narrative. [...] Capaldo nei panni di Pulcinella si muove con maestria e ne sente la voce di tradizione antica, si fa interprete di quell’anima che è sua come il dolore che le appartiene. [...] Un testo necessario [...] vitale [...] coraggioso, affidato all’inappuntabile autorità del suo antico narratore, che denuncia i criminali e si fa beffa del potere, perché il teatro si faccia messo di informazione e protesta [...] facendo della cronaca poesia, e poi si ride, ma si ride amaramente...”. Simone Nebbia – TeatroTeatro.it “Spettacolo inusuale, toccante, dirompente. [...] Il bianco menestrello usa la sua verve nell'accompagnarci tra i grigi quartierini della periferia napoletana e ci proietta a modo suo in un mondo che non sembra il suo per tradizione. [...] Invece ci prende per mano e lì ci conduce. Ed è questo viaggio dirompente nella tragedia di un luogo attraverso il linguaggio da commediante del suo più illustre personaggio che dobbiamo al Teatro Labrys. Un viaggio fatto di stupore per l'accostamento ardito degli elementi e lariuscita indubbia nel progetto”. Francesco Di Brigida – Teatranti.com “A far quasi tutto è Pulcinella, un ottimo Roberto Capaldo, maschera eterna di Napoli pronta con l’aiuto di altre maschere e un paio di valigie a dar voce e talora corpo alla storia più nera. Pulcinella pensa e parla di

Napoli, ma racconta anche il nostro paese, il rapporto irrisolto tra vita e morte, modernità e tradizione, centro

e periferia”. Lazzaro Pappagallo – TG Lazio

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