Ammaliata
La ricerca drammaturgica di “Ammaliata” è partita come una larga spirale di lingue con certe assonanze della Calabria, della Basilicata, della Campania e della Puglia, che arrivano dal mare, dalla montagna, a celebrare matrimoni di suoni, oscuri riti popolari.
La messinscena non è spettacolo, non può esserlo soltanto. E’ anche la volontà espressiva e pittorica del sottoscritto; di un un mondo, quello popolare, che dura ancora.
“Ammaliata” è l’appellativo col quale viene designata una persona che è stata colta dal fascino a motivo della sua avvenenza o semplicemente per invidia. Esistono formule di scongiuro in grado di placare il fascino subito. Questi riti sono molto praticati in tutta la Calabria e fanno parte di un gruppo di credenze popolari ben più ampio, ancora in vita, strettamente legate ad una complessa simbologia mitico-religiosa presente tutt’oggi. Vi è comunque uno scarto da notarsi tra le vecchie e le nuove generazioni: un gap generazionale che ha prodotto una mancanza di valori, usi, costumi della cultura del popolo basso.
Questo è dunque un motivo per riafferrare ricordi, immaginare parole per evocare ricordi: la
nostalgia di sensazioni, in una sinfonia di vitalismi meridionali dove salta fuori ciò che è e ciò che più non è.
Alla base di questo lavoro sono dunque gli occhi.
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